Bonus ristrutturazione: il 2026 è l’ultimo anno al 50%
La legge di Bilancio 2026 conferma il 50% sull’abitazione principale (36% sulle altre) solo per quest’anno: dal 2027 le aliquote scendono. Conta la data del bonifico — e i documenti vanno conservati per dieci anni.
Verificato il 11 ago 2026
Informazioni generali, non consulenza legale o fiscale.
In breve
- Per le spese pagate nel 2026: detrazione Irpef del 50% sull’abitazione principale, 36% sugli altri immobili (Legge 199/2025)
- Dal 1° gennaio 2027 le aliquote scendono al 36% e al 30%
- Tetto di spesa: 96.000 € per unità immobiliare; detrazione ripartita in 10 rate annuali
- Vale il criterio di cassa: conta la data del bonifico, non quella dei lavori
- Pagamento solo con bonifico «parlante»: causale con la norma, codice fiscale del beneficiario e partita IVA dell’impresa
- Fatture, bonifici e abilitazioni vanno conservati per i controlli — la detrazione corre per dieci anni
La legge di Bilancio 2026 (legge 199/2025, in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre) ha prorogato di un anno il bonus ristrutturazione nella versione piena: 50% per l’abitazione principale, 36% per gli altri immobili, su un tetto di 96.000 € per unità immobiliare. Il taglio previsto — 36% e 30% — non è cancellato: è rinviato al 1° gennaio 2027.
Tradotto: chi sta valutando lavori sulla prima casa ha una convenienza concreta a pagare entro il 31 dicembre 2026. Su 50.000 € di spesa, la differenza fra 50% e 36% vale 7.000 € di detrazione.
Conta quando paghi, non quando finiscono i lavori
Per le persone fisiche il bonus segue il criterio di cassa: l’aliquota si applica alle spese pagate nell’anno, qualunque sia lo stato del cantiere. Un lavoro iniziato a novembre 2026 e finito a marzo 2027 può stare a cavallo delle due aliquote — i bonifici del 2026 al 50%, quelli del 2027 al 36% (sull’abitazione principale).
| Anno del bonifico | Abitazione principale | Altri immobili |
|---|---|---|
| 2026 | 50% | 36% |
| 2027 | 36% | 30% |
Il tetto resta 96.000 € per unità immobiliare e la detrazione si recupera in 10 rate annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi.
Il bonifico deve essere quello giusto
Niente contanti, niente bonifico ordinario: serve il bonifico «parlante» per ristrutturazioni, che ogni home banking propone come causale dedicata. Deve riportare il riferimento normativo, il codice fiscale di chi detrae e il codice fiscale o la partita IVA dell’impresa. Un pagamento fatto male può costare la detrazione su quella fattura — e correggerlo a posteriori è complicato.
Dieci anni di documenti, non uno
Qui il bonus somiglia più a un rapporto a lungo termine che a uno sconto: la detrazione si spalma su dieci dichiarazioni dei redditi, e per tutto quel periodo l’Agenzia delle Entrate può chiedere le carte. Da conservare:
- le fatture dell’impresa e dei professionisti;
- le ricevute dei bonifici parlanti;
- i titoli abilitativi comunali (CILA, SCIA) o l’autocertificazione per i lavori liberi;
- la comunicazione all’ASL, dove richiesta;
- per gli impianti: le dichiarazioni di conformità — che finiscono nello stesso fascicolo del libretto di impianto della caldaia.
E se i lavori toccano l’efficienza energetica, al termine conviene aggiornare anche l’APE: un attestato migliore vale al momento di vendere o affittare. Una foto di ogni documento in KeepUp e il fascicolo dei dieci anni si costruisce da solo, per casa e per data.
Le regole operative complete — soggetti, lavori ammessi, casi particolari — sono nella scheda ufficiale dell’Agenzia delle Entrate citata in fondo.
Domande frequenti
- Quanto vale il bonus ristrutturazione nel 2026 sulla seconda casa?
- Il 36% delle spese pagate nel 2026, su un massimo di 96.000 € per unità immobiliare, recuperato in 10 rate annuali. Dal 2027 scende al 30%.
- Se i lavori finiscono nel 2027, perdo il 50%?
- No, non automaticamente: vale la data del pagamento. I bonifici eseguiti entro il 31 dicembre 2026 restano al 50% (sull’abitazione principale) anche se il cantiere prosegue nel 2027; le spese pagate dal 2027 seguono le nuove aliquote.
- Cosa deve contenere il bonifico parlante?
- Il riferimento normativo della detrazione, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il codice fiscale o la partita IVA di chi riceve il pagamento. Le banche lo propongono come bonifico dedicato per ristrutturazioni.
- Per quanto tempo vanno conservati i documenti?
- Per tutta la durata della detrazione — dieci rate annuali — e per i termini di accertamento successivi. In pratica: fatture, bonifici e abilitazioni devono restare rintracciabili per oltre un decennio.